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03 Marzo 2017 - Smaltimento dei rifiuti in Italia: una panoramica

Parliamo oggi di ecologia, settore che ci sta a cuore, con un approfondimento sull'evoluzione in Italia della gestione dei rifiuti.

La prima legge quadro italiana sulla regolamentazione del settore rifiuti è il cosiddetto “Decreto Ronchi”, che ha disciplinato in tutto il territorio nazionale la gestione dei rifiuti urbani e di quelli speciali, imponendo degli obblighi specifici a carico dei soggetti coinvolti, fino all'emanazione del D. Lgs 152/2006 che lo ha abrogato.

Quali sono i risultati ottenuti da questa legge? Nel 1997 l’80% dei rifiuti urbani finivano in discarica e la raccolta differenziata era di circa il 9%, con continui rischi di emergenze e con l'ulteriore problema della mancata gestione dei rifiuti speciali di origine industriale.In seguito all'applicazione del decreto Ronchi, per ogni tipologia di scarto sono state individuate le attività e le condizioni ambientali di recupero. L’impatto di questa semplificazione ha portato, nel 1997, a recuperare 13 mln di ton di rifiuti speciali e nel 2014 83,4 mln di tonnellate (dati ISPRA).

Il decreto Ronchi ha pertanto segnato un importante passaggio nella legislazione italiana in merito alla gestione dei rifiuti, che ha determinato un profondo cambiamento in tutta la società dalla sua attuazione fino ad oggi.

Cosa aspettarsi per il futuro di questo importante aspetto per l'ambiente in Italia?

Si sente spesso parlare di riuso, riciclo ed economia circolare, quali possibili strategie su cui investire. L'economia circolare ci può aiutare a ridurre la quantità dei rifiuti prodotta e a fabbricare materie prime-seconde riutilizzando i prodotti scartati. La “circular economy”, fondamento della green economy, nel dicembre del 2015 è stata anche oggetto di un Pacchetto UE volto ad indurre gli stati membri a prevenire la produzione eccessiva di rifiuti e ad investire maggiormente nel riutilizzo e riciclo dei prodotti scartati.

Per quanto concerne il riciclo, l'obiettivo è quello di estendere la Responsabilità estesa del produttore (o EPR-Extended Producer Responsability) a tutte le filiere.
Attualmente in Italia l’EPR è applicata agli imballaggi ma manca ancora in molti settori, come ad esempio la carta grafica (giornali, riviste etc), che ammonta a 3 mln di ton, e l’organico. Nel caso dei pneumatici lo smaltimento viene pagato dai cittadini, che pagano 2 euro per ogni pneumatico fuori uso.

Un'altra importante strategia su cui puntare potrebbe essere la produzione di biogas e compost, cui si aggiunge oggi il biometano. Questo gas può essere immesso in rete o usato per l’autotrazione e rappresenta una prospettiva interessante per l’Italia, dove si stanno costruendo i primi impianti.
Addirittura esiste la possibilità, grazie a tecnologie ormai consolidate, di usare il polverino dei pneumatici fuori uso per realizzare asfalti gommati fonoassorbenti.

Insomma, nei prossimi 20 anni ogni cosa che si produrrà dovrà obbligatoriamente contenere una percentuale di materiale riciclato, dovrà nascere riciclabile e dovrà essere progettata come riutilizzo di materie prime seconde.

Fonte: Newtuscia.it, 31/01/2017